Le immagini del malore di Bove hanno aperto un lucchetto che si teneva a stento. La forza emotiva di quella situazione è stato il granello capace di innescare una frana già pronta da tempo. E tutto è venuto giù. Una vecchia nemica ha deciso che gli avvertimenti erano finiti e che era ora di tornare a mordere. Ma stavolta trova pelle più dura e sangue già vaccinato. La guerra ricomincia ma stavolta conosciamo entrambi i punti deboli dell’altro e io ho più motivazioni per vincere. Che questo accada in uno dei (rari) momenti di gioia della Fiorentina per certi versi non mi stupisce. Tifare Viola in fondo significa anche non potersi godere appieno la felicità e io sto solo interpretando alla lettera il manuale. Ho imparato che il primo dei modi per domare la bestia è semplicemente continuare a vivere. E io lo sto facendo. Anzi, lo faccio alzando di molto la posta. Il 2 gennaio parto per il Senegal, per un viaggio alla ricerca di metà delle sue radici per mio figlio e dell’essenza dell’esse...
La vita, la Fiorentina e tutto quanto.