Ricevo da Corto e pubblico. Gli USA e il calcio sono due elementi ortogonali, è un dogma. Nonostante i Mondiali e la crescita del movimento calcistico statunitense, il calcio non rientra nell'immaginario collettivo yankee. Sospetto sia qualcosa come il curling in Italia, uno sport che buca le pagine di carta o elettroniche con frequenze simili al passaggio della cometa di Halley. Charlie Brown e i suoi amici giocano a baseball, Roma Hobbs è un giocatore di baseball. Al baseball, si affiancano il basket e il football e infatti Seymour, The Swede, è ammirato perché eccelle in tutti e tre. Il calcio non rileva per un americano ma non solo per un americano. Sembra infatti che la stagione appena passata, la più miserevole da quando tifo per la Fiorentina, ancora peggiore di quella almeno tragica del fallimento, ci abbia reso in diversi dei perfetti yankee, alieni e disinteressati al pallone. Tornerà la passione? Who knows?
Rifondazione. Quante volte abbiamo letto questa parola o tutti i suoi sinonimi accostati alla Fiorentina? C’è sempre da ricostruire, da rifare, da ripensare. Ecco, per rappresentare al meglio la squadra, forse il Franchi dovrebbe rimanere così. Un cantiere. E noi, poveri coglioni col viola piantato nelle sinapsi ridotti ad essere umarel con le mani dietro la schiena, nei secoli dei secoli. Rifondiamo? E rifondiamo, crepi l’avarizia, abbondandis in abbondandum. Ma come ? Con quali criteri e, soprattutto, con quali aspirazioni? Quello che non bisogna dimenticare, per non toccare nuove vette di grottesco, è che questa annata variegata allo sterco era l’all in di questa proprietà. Il massimo sforzo per il massimo risultato. Uno sforzo pensato e attuato da menti da rottamare, unite in una delle più eclatanti allucinazioni collettive della storia. Certo, adesso quelle menti in pappa non ci sono più, adesso c’è IL dirigente. Ma siamo proprio sicuri che questo alone di comp...