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Visualizzazione dei post da agosto, 2024

Maestro, me la faccia di più a cazzo di cane

  C’è quasi da chiedersi se ci sia una volontà, una programmazione. Un direttore di rete che con la scusa che “la qualità ha rotto il cazzo”, pretende il solito polpettone, la solita roba pessima tendente angoscia, che il pubblico a questo è abituato e questo bisogna dargli. Ecco, in questa estate della Fiorentina io ci vedo molto Boris. E il nostro Herlitzka è De Gea, che pur circondato dalla mediocrità, pur pressato per adeguarsi al contesto, proprio non ce la fa. Perché è roba diversa. Lo psicodramma ungherese andato in scena ieri sera, l’ennesimo episodio di una serie che pare infinita manco fosse Beautiful, trova la sua degna conclusione nelle parole di Ferrari. Perfetto nel ruolo Diego Lopez, entusiasta dopo l’ennesima puntata di merda de “Gli occhi del cuore”. Quello a cui stiamo assistendo, però, sembra più uno spettacolo di improvvisazione. Una produzione che parte coi tempi giusti, con una buona storia in mano, che poi piano piano perde riferimenti e tempi, con un budget ...

I tre giorni del condor

  Sarebbero quattro, in teoria, ma io c’ho come la strana impressione che potrebbero essere anche due mesi. È tutto molto strano, per non dire frustrante, in questo mercato. Da giugno (o forse anche da prima, chissà) si sapeva che il reparto più sguarnito sarebbe stato il centrocampo e alla fine del mercato le cose non sono cambiate poi tanto. Hai voluto rinunciare a tre giocatori in scadenza e a due prestiti non riscattati. Lo hai voluto fare da subito dopo la fine del campionato. Anche il tifoso più pessimista avrebbe pensato che tu, società, avevi delle intenzioni precise sul reparto, se non una rosa di possibili obiettivi, almeno un’idea sulle caratteristiche da cercare. E invece a 27 di agosto di un’estate particolarmente molesta, lo stato attuale racconta di un reparto assemblato con lo scotch, tanto a livello numerico quanto a quello tecnico. Arriva Adli, un ex giovane trequartista che il Milan ha preso per fare una cosa e che poi ha provato a riutilizzare in un altra. Qualc...

Raffaele e i suoi fratelli

  Per spiegare al mondo il fenomeno Palladino, quasi tutti gli addetti ai lavori si sono subito sbrigati a relegarlo nell’immaginario stuolo dei “figli di Gasperini “, una specie di setta unita da un patto tattico di sangue col capostipite Giampiero. Per me si tratta della solita scelta facile, una banalizzazione per certi versi inconfutabile (Gasperini ha allenato Palladino al Genoa) che serve a mascherare una visione disattenta delle cose. Perché sin dal suo battesimo ( contro la Juve) nel mondo degli allenatori professionisti, Fefè ha mostrato differenze notevoli rispetto al verbo del boss dell’Atalanta. Se ci si vuol basare sul modulo, ovvero sulle posizioni statiche iniziali, è innegabile che ci sia una preferenza comune tra i due allenatori. Il 3-4-2-1 è la magica sequenza numerica che ha permesso a Gasperini di svoltare il suo percorso a Bergamo, passando da un possibile esonero ad una marcia che ha portato Bergamo nell’élite del calcio italiano ed internazionale. Anche Pall...

La certezza di Parma

  E anche questa prima è andata. Se non fosse per i tre punti in palio che valgono come gli altri, una prima di campionato a due settimane dalla fine del mercato non avrebbe alcun senso. Squadre ancora troppo lontane dal loro volto definitivo che si scontrano in partite pazze come le interruzioni da cooling break. Restano i punti e poco altro. Temevo molto questa partita. Un cantiere in ritardo come la Fiorentina contro un Parma che corre su binari costruiti da un anno. È andata anche troppo bene, alla fine. Quello che temevo di più, anche più delle carenze di reparto, era il cambiamento netto che Palladino ha portato a livello difensivo. Un cambiamento che necessita di un grado di comprensione pieno da parte dei calciatori. Fefè, da bravo figlioccio di Gasp, basa la sua idea di difesa su un accostamento uomo su uomo che deve portare vantaggio sia a livello preventivo, sia a livello di copertura passiva. Ogni uomo deve avere sempre chiaro su chi portare pressione e chi schermare in...

Odio l’estate

  Odio l’estate. Per tanti motivi. Dal caldo del cazzo che vessa il mio corpo ariano all’ immancabile rarefazione del pensiero logico che questa stagione malefica si porta dietro. Dalle folle balneanti che portano sulle rive anche i loro bagagli peggiori agli stormi di zanzare, che personalmente, in generale, mi danno meno fastidio di quelli di cui prima, ma che arrivano dopo una giornata a sopportare umani e quindi a coglioni già infranti. Odio l’estate per tante cose che fanno l’estate. Tipo il mercato estivo. Una tortura che nessuno dovrebbe subire. E che diventa più cruenta se un povero cristo ha già l’enorme sfiga di non tifare per il Real o succedanei. Per il tifoso medio viola (mi arrogo il potere di parlare conto terzi) il mercato estivo è roba nociva, non gli fa per niente bene. Perché innesca paranoia, ansia, paura, disillusione e, in alcuni rari casi, rush cutaneo. È come quando si compra un gratta e vinci, all’inizio dal tabaccaio sei tranzollo, magari lo prendi col res...