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Aerofobia


 


La Fiorentina si presenta al primo gran ballo come un verginello che, dopo mesi di palestra, sbiancamento dei denti e taglio nuovo, si dimentica I pantaloni.  L’inizio mi infonde subito brutte sensazioni e sono soprattutto Kayode e Parisi a farmi pensare che non sarà una partita tranquilla. I due ragazzi, le due iniezioni di energia e sfrontatezza di questa stagione, infatti partono contratti, mentalmente in palese difficoltà. Andreazzoli, brava persona e buon conoscitore del gioco del pallone, mostra subito che tipo di pane ci ritroveremo a mordere. L’Empoli si presenta con quattro difensori e i terzini bloccati sulla linea, Marin e Grassi a fare da guardia e un rombo con Maleh dietro Caputo e due ali molto larghe. Maleh ha il compito di mettere tutto il suo risentimento in una pressione costante sul primo centrocampista in possesso, Caputo deve schermare uno dei centrali difensivi, mentre le ali pressano i terzini per poi rinculare fino al raddoppio difensivo coi loro difensori laterali . L’idea è quella di far costruire la Fiorentina il più possibile a palla coperta, possibilmente indirizzando su Milenkovic l’iniziativa palla a terra, per poi sfruttare le sbavature tecniche dei Viola. Una strategia semplice, forse anche un po’ scontata ma che mixata con l’ansia da prestazione che pare aver contagiato tutti i giocatori Viola, funziona. E alla grande. La Fiorentina fatica sia ad uscire in palleggio, sia ad innescare le catene laterali, dove alle gambe molli dei terzini si uniscono iniziative troppo estemporanee di Brekalo e Nico. Le distanze vanno a puttane quasi subito e stavolta la licenza  di assaltatore dì Martinez Quarta sembra togliere certezze più che aprire possibilità.  Senza distanze giuste e senza la giusta rabbia razionale la Fiorentina diventa una squadra con poco senso e l’Empoli costruisce un primo tempo di puro veleno. Andiamo sotto e rischiamo di prendere gol più volte senza poter rispondere mai in termini offensivi. Il primo tempo a mille all’ora dei cugini chiede dazio nella ripresa ma contro questa Fiorentina isterica e sfilacciata basta semplicemente abbassare tutta la squadra dietro alla linea della palla per rischiare poco o niente. Il secondo gol sembra inevitabile come un temporale dopo che hai lavato la macchina. L’assalto finale sembra più dovuto che voluto e la partita finisce regalando a giocatori e tifosi la stessa faccia di uno che ha pestato una merda scalzo mentre correva verso la spiaggia il primo giorno di ferie.

Cos’è successo. È successo semplicemente che allenatore e squadra hanno guardato la classifica e hanno pensato al terzo posto come una cosa già acquisita. La partita con l’Empoli è stata pensata non tenendo conto dell’avversario, spingendo la testa a concentrarsi solo sulle qualità di squadra ed individuali e questo ha prodotto un match in cui la Fiorentina non è scesa in campo. La mia impressione è che a livello individuale tutti abbiano cercato troppo di essere loro stessi, di confermare le loro qualità presunte spingendo su queste al punto di farli sembrare la loro versione caricaturiale. Lo strapotere fisico con cui Kayode affronta l’avversario, la tecnica e la tranquillità di Quarta, l’intraprendenza di Parisi, la tecnica di Brekalo e la demoniaca bravura di Nico, tutte queste cose sono state rappresentate in maniera quasi  grottesca in campo. Italiano ha il suo bel bagaglio di colpa. Primo perché se la squadra va in campo in quelle condizioni vuol dire che o anche l’allenatore aveva lo stesso stato d’animo o che non ha saputo leggere l’aria dello spogliatoio, secondo perché di fronte ad un avversario applicato ma leggibile nelle intenzioni e con una squadra in difficoltà, devi poter offrire ai tuoi ragazzi un’alternativa, anche semplice, per poter almeno tentare di venirne fuori. Ieri sera la reiterazione dei concetti non aveva terreno fertile.

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