Inizio dicendo subito che il titolo è un omaggio alla mia infanzia, periodo spensierato forse anche perché della Fiorentina mi interessava cazzi. Ma Robin in quello che ho da dire c’entra. C’entra parecchio. Pochi giocatori, secondo me, riescono ad essere delle spie di gioco, delle cartine di tornasole tattiche come lo è Robin Gosens. Se andiamo ad analizzare il giocatore, nelle sue qualità individuali, vediamo un ragazzo fisicamente abbastanza standard, un atleta di buon livello ma senza vero picchi. Non è iper dotato muscolarmente , non è velocissimo, non ha tempi di reazione eccezionali. Anche dal punto di vista tecnico il tedesco non offre un arsenale dí primissimo ordine. Roba sicuramente adatta al livello del campionato ma niente che lo faccia veramente spiccare. Allora, Gosens ha qualcosa che lo caratterizza? Che lo fa essere diverso? Si. Robin Gosens è un calciatore che riesce a sfruttare meglio della media degli altri calciatori, il gioco della squadra. O, meglio, alcuni modi di giocare. E il suo rendimento racconta una serie di cose sulla squadra, sul momento tattico della squadra. Gosens è attualmente in grossa difficoltà, lo dicono i suoi rendimenti, lo dice la sua faccia. Se si guardano le cose superficialmente si potrebbe pensare che sia un momento di difficoltà esclusivamente individuale, dovuto magari ad uno stato di forma precario. Perché in fondo la scelta tattica gli permette di esprimersi nel suo ruolo preferito, quello di esterno a tutta fascia. Ma la forma c’entra poco. Gosens è in difficoltà perché il suo eccellere dipende strettamente da spazio e movimento di squadra. Gosens deve giocare poco col pallone tra i piedi, deve andare nello spazio offensivamente e occupare spazio difensivamente. Attualmente Gosens deve portare palla e difendere sull’uomo, due cose che gli vengono chieste a causa di una totale assenza di idee su come la squadra debba muovere palla e occupare lo spazio. Gosens è in difficoltà perché la mancanza di gioco lo obbliga a fare delle scelte che in una squadra funzionante dovrebbero essere di squadra, codificate e previste a livello di squadra. Gosens oggi è la certificazione del fatto che la Fiorentina non esiste a livello tattico. Ieri, contro una Roma mediocre si è vista una Fiorentina aggrappata alla disperazione e alle scintille di qualche interprete ancora acceso. Poteva bastare per non uscire battuti ma niente di più. E niente di utile per il futuro di questo campionato. Per uscire da questo momento serve che uno come Gosens non debba pensare. Che Robin si faccia interprete del gioco e non costretto a deciderlo.
Per fortuna ho scelto di stare leggero per queste feste. In previsione dell’ormai sicura mangiata di merda offerta dalla Fiorentina, ho voluto tenere lo stomaco tranquillo. La partita col Parma cancella paginate dedicate alla svolta tattica di Vanoli, ai paragoni Parisi- Robben, ai 4-3-3 tutto pepe. La realtà è tornata in 4K e ha mostrato (ancora) le uniche certezze di questa squadra: 1) una rosa senza senso 2) un allenatore in palese difficoltà 3) una totale mancanza di coraggio diffusa tra società e comparto tecnico. In un campionato capace di dare chance a tutti, in cui non si segna, in cui non esiste una proposta di gioco reale. In un campionato, insomma, di merda, noi siamo talmente nulli da non riuscire a chiudere il girone con quelle tre , quattro vittorie che potrebbero bastare per non andare a fare i derby con la Carrarese. Arriva Paratici, ma che arriva a fare? Porta un allenatore capace di giocare per vincerle tutte e dieci giocatori nuovi? Perché altrimenti può restar...

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