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Vedi Napoli e poi godi.

                                         

 


La Fiorentina affronta i campioni d’Italia e questo in altri tempi sarebbe bastato per servire al tifoso Viola una partita adagiata su di un letto di rassegnazione. Ma sono tre anni che Vincenzo Italiano non ci permette di crogiolarci nella sicurezza della vittima sacrificale. Sono tre anni che questo allenatore ci obbliga ad avere delle chances contro chiunque. È questo il suo più grande merito e credo che gli dovrebbe essere riconosciuto da tutti. Affrontiamo il Napoli presentando Nico, la nostra arma più affilata, nel fodero. Tatticamente il match si presenta come uno scontro tra due squadre messe a specchio, cosa che sposta tutta l’importanza sui duelli individuali. Ma la Fiorentina mostra sin da subito che, a differenza del Napoli, non ha solo un piano di contenimento passivo dell’iniziativa avversaria. Garcia mette tutte le sue fiches sul piano tecnico, confidando nella presunta superiorità dei suoi palla al piede, mantre Italiano crea un sistema di aggressione che porta più uomini in pressione sulla palla. La Fiorentina morde alta in fase di non possesso e accetta il duello individuale ma assicurandosi che nel caso l’avversario lo vinca, si ritrovi il resto della squadra schermata. La formazione Viola non è rigida nelle posizioni, il centrocampo ruota in funzione degli spazi e c’è un giocatore che ha la libertà di leggere i corridoi che vengono aperti dagli spostamenti dei reparti per poi buttarcisi dentro: Martinez Quarta. Da una sua pressione nasce il triangolo che poi lo porta a colpire il palo che favorisce il gol di Brekalo. La Fiorentina morde ancora e riesce a separare i reparti del Napoli, aiutata da Garcia che, inserendo Raspadori per Anguissa per aumentare la pressione sulla difesa Viola, finisce per scomporre il suo centrocampo. In totale controllo, però, la Fiorentina fa l’errore di accontentarsi del possesso del pallone. Invece di aggredire, forte della facilità di riconquista, il mal difeso reparto difensivo partenopeo, la squadra di Italiano fa della partita un lungo torello che sposta l’inerzia troppo vicino alla sua area. Su un cross senza pericolosità Parisi si fa male da solo e Osimhen la pareggia su rigore all’ultimo minuto di recupero del primo tempo. Un pareggio del genere qualche tempo fa avrebbe aperto in casa Viola le porte alla sconfitta ma la Fiorentina entra in campo come se il primo tempo non fosse mai stato giocato e ricomincia con l’aggressione alta e la chiusura preventiva degli spazi. Il Napoli non trova mai falle in cui entrare, mentre la riconquista alta regala alla Fiorentina tre opportunità. In una di queste la palla schizza in area sui piedi di Jack, l’eterno Jack, che la mette dentro. I tentativi velleitari del Napoli si vanno ad infilare negli imbuti pensati da Italiano. Imbuti che Vincenzo vuole rendere ancora più stretti passando ad una difesa a cinque con Nico e Nzola alti per ripartire. Al tramonto della partita Parisi vola via come se fosse il decimo del primo tempo e mette la palla su destro di Nico, che impacchetta la terza sfogliatella per Meret. 

È stata una vittoria diversa questa per la Fiorentina, perché è stata una vittoria fatta di sicurezza e tranquillità, due ingredienti che solo le squadre mature possono mettere nel menù. In un contesto come quello visto ieri sera c’è la possibilità di vedere sbocciare anche quelle riserve di qualità che la rosa ha ancora da offrire. E io non credo che noi tifosi siamo abbastanza attrezzati per quello che potrebbe venir fuori da una situazione come questa.

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