Sono entrato da un po' di tempo in quell'età che ogni tanto ti porta a sognare un ritorno al passato. Ma tra i tanti periodi della mia vita che avrei voluto rivivere, il gennaio del 2016 non era certo ai primi posti della classifica. Io non sono un tifoso delle proprietà, io semplicemente lascio del tempo. Tempo che mi serve per farmi un'idea dell'operato altrui. L'ho fatto con tutti, o almeno con tutti quelli passati da quando sono in grado di avere un pensiero critico. La stagnazione dell’ultimo periodo dellavalliano ha fatto danni enormi alla Fiorentina, privandola del suo senso sportivo, della sua collocazione all’interno del mondo calcio. L’arrivo di Commisso io non l’ho visto come una liberazione ma come una scossa assolutamente necessaria per una società che stava sprofondando verso un’anonimato sportivamente devastante. E Commisso, dopo errori marchiani e qualche soddisfazione, ha scelto anche lui, come Diego, il mercato di gennaio per svelare al mondo che la sua visione sulla Fiorentina è molto diversa da quella dei tifosi. Tutti e due hanno voluto tirare il freno a mano mentre la macchina andava al massimo ma, si sa, questo è il modo per fare i danni più grandi.
Le ripercussioni di questo gennaio saranno grandi e durature. E toccheranno molti campi, dal rapporto col tecnico alla credibilità coi tifosi, con le altre squadre e con i giocatori stessi. Rocco = Diego quindi? Non del tutto, secondo me. Per me Diego non aveva un piano per la Fiorentina, gli bastava che non generasse perdite una volta capito che il mondo del calcio non aveva bisogno di confusi moralismi ma solo di investimenti senza garanzie. La Fiorentina dell’ultimo periodo marchigiano doveva star lì, possibilmente senza far troppo casino, che la Sangiovannese è sempre là che aspetta. Rocco un piano ce l’ha e questo mercato lo ha certificato.
La Fiorentina è in vendita. A differenza dei Dellavalle, Commisso ha sempre avuto questo obiettivo primario e per rendere la derelitta Fiorentina tardo - diegana un prodotto appetibile e in grado di portare un guadagno importante, servivano necessariamente tre cose: pochi debiti, beni immobili e un minimo di visibilità internazionale. Una volta raggiunti questi tre obiettivi l’importante è cristallizzare la situazione per non mettere a repentaglio il prodotto. Intendiamoci, non è niente di nuovo, è quello che i fondi fanno nel mondo del calcio da anni. Guarda caso gli stessi fondi vittime degli strali mediatici di Rocco. Anche questo, per me, non è un caso, parlare male dei concorrenti è una pratica vecchia come il commercio.
La Fiorentina è pronta per essere messa sul bancone, con la speranza che in parecchi prendano il numeretto. Vincere è qualcosa a cui dovrà pensare il prossimo,se ne avrà voglia e in fondo ci siamo andati vicino anche noi e a costo zero. Tutto molto comprensibile ma poi tutto questo un costo ce l’ha. E lo pago io, tifoso, che ripiombo in uno dei periodi più brutti del mio tifare, peggiore di quando contavo i punti dalla quart’ultima. Perché le macerie delle speranze pesano di più in questi casi.

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