Potrei fare un pezzo sull’eterno cliché Viola della condanna a non poter gioire mai, roba facile, ma non ne ho voglia. Lo voglio fare sulla Fiorentina e su quelli che per me sono i motivi che ci hanno impedito di portare a casa quell’elegante porta ombrelli. Il principale dei quali è l’aver creduto che per vincere la finale era necessario rinnegare in parte sé stessi. Abbiamo sacrificato sull’altare della finale alcune delle basi sulle quali la Fiorentina di Italiano ha costruito il suo essere. Praga in tutto questo è stata fondamentale, col fantasma di Bowen che si è portato via, nella testa dell’allenatore prima e in partita poi, quell’ingrediente essenziale che rende questa squadra capace di qualsiasi cosa, nel male ma soprattutto nel bene: la follia. La Fiorentina ha cercato di essere razionale tenendo conto della possibilità di perdere e così facendo ha perso la spinta che l’ha portata in questi tre anni ad essere spesso sconfitta, ma sempre dopo aver visto la possibilità di vincere. La razionalità è nemica di questa Fiorentina. Perché la razionalità svela il valore reale di questa squadra, la scompone in tanti “più” e altrettanti “meno” e racconta ai giocatori una realtà in cui è presente la paura fondata sui difetti. In passato abbiamo bevuto calici amari a causa della follia, è vero, ma ieri sera, senza di essa, non abbiamo avuto in campo la Fiorentina, ma una squadra che ha avuto paura di sé stessa. Eppure ad un certo punto del primo tempo è sembrato che la squadra avesse rigettato la consegna al ragionamento e in quei minuti i greci sono andati in difficoltà, con palloni buttati in tribuna e la sensazione ( almeno la mia) che ogni attacco potesse essere decisivo. L’intervallo ha spento tutto e io credo che in questo sia stato decisivo l’allenatore. Si è sempre discusso, anche a sproposito, su quanto il modo di affrontare le partite di Italiano sia avulso dalla realtà del buon senso, ecco ieri Vincenzo per me ha voluto ascoltare il loggione che fischia e la paura di un’ulteriore sconfitta in finale ci ha messo un carico decisivo. I restanti 70 minuti sono stati giocati principalmente per non lasciare spazio a Bowen e questo, prima di condannarci alla sconfitta, ci ha condannati a non vincere. Adesso è finita, probabilmente ricominceremo un nuovo ciclo che quasi certamente si baserà, come questo, sulle idee del tecnico più che sui mercati. Probabilmente la prossima Conference la faremo giocare ad altri e probabilmente perderemo le partite molto prima dei minuti finali. Per me sono stati tre anni epici, alla ricerca di una grandezza che razionalmente non ci competeva e cercando costantemente di ignorare i limiti per spostarli in avanti. Tre anni imperniati sulla follia. Perché la razionalità fa vincere sempre gli altri.

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