E anche questa prima è andata. Se non fosse per i tre punti in palio che valgono come gli altri, una prima di campionato a due settimane dalla fine del mercato non avrebbe alcun senso. Squadre ancora troppo lontane dal loro volto definitivo che si scontrano in partite pazze come le interruzioni da cooling break. Restano i punti e poco altro. Temevo molto questa partita. Un cantiere in ritardo come la Fiorentina contro un Parma che corre su binari costruiti da un anno. È andata anche troppo bene, alla fine. Quello che temevo di più, anche più delle carenze di reparto, era il cambiamento netto che Palladino ha portato a livello difensivo. Un cambiamento che necessita di un grado di comprensione pieno da parte dei calciatori. Fefè, da bravo figlioccio di Gasp, basa la sua idea di difesa su un accostamento uomo su uomo che deve portare vantaggio sia a livello preventivo, sia a livello di copertura passiva. Ogni uomo deve avere sempre chiaro su chi portare pressione e chi schermare in modo da mantenere la vicinanza dei reparti sfruttando preventivamente quella dell’avversario. Un cambiamento enorme a livello di posizioni rispetto ai movimenti di reparto che voleva Italiano. La certezza di gioco del Parma ha messo la partita su ritmi troppo alti per una Fiorentina che tentava di mettere in pratica, per la prima volta vera, insegnamenti così diversi. Il movimento di Bonny e i tagli di Mihaila e Man hanno creato enormi difficoltà ai giocatori Viola, troppo impegnati a pensare, a ripassare mentalmente le disposizioni del nuovo boss dello spogliatoio. La Fiorentina ha difeso male, non è riuscita a trovare i riferimenti e quindi è mancata anche l’aggressività, e male ha provato a costruire. Amrabat e Mandragora sono stati saltati regolarmente sia dai tentativi di costruzione del Parma, sia da quelli della loro squadra perché la pressione dei crociati obbligava l’incerto movimento di palla basso dei Viola, ad appoggiare sui laterali o al lancio lungo. Insomma, una bella sofferenza. Ma con alcuni bagliori, alcune pagliuzze auree in mezzo alla melma delle difficoltà. Ci sono stati, infatti dei momenti in cui il quadrilatero composto dai mediani e dai trequartisti è riuscito a comporsi con buona velocità facendo intravvedere anche il senso di questa ricerca di gioco. Perché quando c’è questa particolare interconnessione, la squadra riesce a fare due cose: liberare le corsie esterne e portare gli uomini di maggior tecnica a poter scegliere, palla al piede, la miglior via per aggredire la porta. I giudizi sui singoli oggi per me non avrebbero molto senso, i problemi sono stati troppo d’insieme per cominciare a bollare i singoli. In generale il pareggio di oggi mi ha confermato certi timori legati al momento della squadra ma mi ha permesso anche di immaginare la Fiorentina che ha in testa Palladino. Una Fiorentina che, una volta metabolizzate le indicazioni, deve difensivamente indirizzare i duelli individuali, muoversi in maniera compatta e impossessarsi tecnicamente della trequarti avversaria. Intenzioni da grande.

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